Chi arriva oggi a Cecina vede una cittadina ordinata, con strade regolari e un centro che sembra nato tutto insieme. In parte è così: la Cecina che conosciamo è figlia dell'Ottocento. Ma sotto questa superficie recente c'è una storia lunghissima, che parte dagli Etruschi, passa per una grande villa romana e arriva alla bonifica che ha cambiato per sempre il volto di questa pianura.
Un nome etrusco
Il nome stesso della città è un'eredità etrusca. Deriva da quello di una potente famiglia di Volterra, i Ceicna o Kaikna, che in età romana divennero i Caecina e il cui nome è attestato in tutta la valle. Non si sa con certezza se sia stato il fiume a dare il nome alla famiglia o viceversa. Nell'area volterrana sono state trovate numerose urne funerarie dei Caecina con iscrizioni in etrusco e in latino, e diversi membri della famiglia ricoprirono a Roma cariche di primo piano.
La bassa Val di Cecina, del resto, era abitata da molto prima. Il Museo archeologico comunale, ospitato in Villa Guerrazzi alla Cinquantina, racconta il territorio dal Paleolitico all'età romana. Tra i pezzi più preziosi ci sono i corredi di età orientalizzante della necropoli di Casa Nocera, presso Casale Marittimo: la stessa necropoli da cui provengono le statue dei principi guerrieri del VII secolo a.C., oggi al Museo archeologico nazionale di Firenze e considerate tra le più antiche statue etrusche a tutto tondo.
La villa romana di San Vincenzino
In età romana la costa cecinese ospitava ville e fattorie. La più importante venuta alla luce è quella di San Vincenzino, oggi parco archeologico: una residenza patrizia di circa settemila metri quadrati, costruita nella seconda metà del I secolo a.C. e vissuta fino al V secolo d.C. I proprietari la dotarono di un ingegnoso sistema idrico, con cunicoli filtranti e una grande cisterna sotterranea, e tra il II e il III secolo vi aggiunsero terme e un triclinio estivo con ninfeo. Nel secolo successivo parte degli ambienti residenziali fu occupata da impianti per la produzione dell'olio: il segno di un mondo che cambiava, dal lusso della villa all'economia agricola della tarda antichità.
Dal Medioevo ai Ginori
Con la fine dell'impero la pianura si spopolò. In epoca longobarda il territorio era una curtis regia, un possesso del re, e nei secoli successivi la zona, sempre più paludosa, divenne quasi sinonimo di terra di confine: Dante, nel canto XIII dell'Inferno, nomina Cecina come uno dei limiti della Maremma. Sotto i Medici fu soprattutto una grande tenuta di caccia; nel 1590 Ferdinando I vi fece costruire un primo nucleo, il palazzo detto Fitto di Cecina. La svolta arrivò nel Settecento, con i Lorena: il marchese Carlo Ginori, che aveva preso in affitto la tenuta, avviò dal 1738 la colonizzazione della costa e fece costruire alla foce del fiume una grande villa, inglobando una torre di guardia cinquecentesca. Attorno sorse una piccola comunità di pescatori, il primo seme della futura Marina.
La bonifica e la nascita della città moderna
La trasformazione decisiva porta il nome di Leopoldo II di Lorena. Già nel 1839 il granduca aveva fatto piantare a proprie spese la pineta costiera che oggi forma la Riserva dei Tomboli; intorno alla metà dell'Ottocento promosse la bonifica della pianura, che divenne finalmente coltivabile, e fece suddividere la tenuta tra famiglie di coloni. Nel 1852 fu costruita la chiesa dei Santi Giuseppe e Leopoldo, nel 1863 arrivò la ferrovia e Cecina crebbe rapidamente, fino a diventare comune autonomo, staccandosi da Bibbona, nel 1906. Negli stessi decenni vi trascorse gli ultimi anni lo scrittore e patriota Francesco Domenico Guerrazzi, morto nel 1873 nella villa della Cinquantina che oggi ospita il museo.
Nel Novecento, con il turismo, la città ha scoperto la sua vocazione balneare senza perdere il legame con la campagna che l'aveva fatta nascere. Anche Casa Fiori, casa di famiglia nata negli anni Settanta al Poggio d'Oro e restaurata da artigiani toscani, appartiene a questa storia di terra coltivata: dal nostro parco di ulivi secolari il centro di Cecina è a 3,7 km.
Una casa dentro questa storia
Casa Fiori Toscana è una casa di famiglia degli anni '70 al Poggio d'Oro, restaurata da artigiani toscani, con sei appartamenti in un parco di ulivi secolari a 3,7 km dal centro di Cecina.